ITINERARIO TURISTICO CONSIGLIATO PER
UNA MIGLIORE CONOSCENZA DEL
BORGO ANTICO

Il nostro intento è quello di presentarvi la storia ultramillenaria della nostra città,accompagnandovi per mano dall’età del bronzo al Medioevo,dal periodo Bizantino e Normanno,agli Svevi,agli Aragonesi e al Rinascimento.
Vi faremo visitare ogni luogo,ogni Corte,ogni vicolo attraversato in tempi remoti da Principi,Cavalieri,mercanti,pescatori e gente comune,che ha innato in sè il senso dell’accoglienza e della ospitalità: infatti,cosi come accaduto in passato,quando nell’immediato dopoguerra la funzione svolta dall’intera Puglia fu importantissima nell’ospitare ebrei e stranieri di ogni genere,anche oggi, in presenza di una emergenza straordinaria,siamo pronti ad abbracciare migranti di ogni tipologia,vittime di uno sradicamento radicale per effetto di intolleranze,conflitti ed esasperazioni nazionalistiche.3

[ foto planimetria di Bari]

Tappa di partenza del nostro tour è Piazza del Ferrarese,realizzata nel 1820 riempiendo lo spazio creatosi dopo l’abbattimento delle Mura e della Porta Nuova; questa Piazza è intitolata ad un cittadino di Ferrara,Stefano Fabbri,trapiantato nella nostra città e proprietario di diversi immobili nella zona di Piazza Mercantile. In questa Piazza notiamo sulla nostra sinistra una piccola porzione delle restanti Mura cittadine,abbattute nel 1819 e 1820,e che fu adibita a Mercato coperto fino alla metà degli anni cinquanta del Novecento. In seguito,ristrutturato,è diventato Contenitore culturale,chiamato Sala Murat.

[ foto Sala Murat]

Subito dopo,intorno al 1840,fu edificato l’attuale Mercato del Pesce,ora in restauro.
Proseguendo,troviamo l’antico lastricato della via Traiana su cui si ergeva la Porta di Mare o Porta Nuova,realizzata nel 1612 grazie all’intervento del Re Filippo III,che,accogliendo le pressanti richieste dei venditori ambulanti che allestivano giornalmente il Mercato di Piazza Mercantile,aiutò economicamente il Decurionato.

[ foto Porta di Mare ]

Immaginiamo ora di attraversare questo varco di accesso e addentriamoci nel Borgo Antico,dove notiamo subito il prospetto postico con le sue absidi della Chiesa della Vallisa. Questo luogo di culto risale al X secolo e fu realizzato dagli artigiani del rame di Ravello,stanziatisi nella nostra città. Oggi questa Chiesa è chiusa ed è adibita ad Auditorium. Il modello architettonico è ispirato al Romanico/Pugliese,è a tre navate,provviste di colonne e capitelli del X e XI secolo.

[ foto Vallisa: interni ed esterni ]

Difronte a questa Chiesa,sul lato destro,notiamo la salita che porta su via Venezia e che percorre la parte superstite delle antiche Mura cittadine. Anticamente queste Mura erano lambite dal mare,prima della realizzazione del Lungomare. Sotto di essa vi era l’unico varco di accesso dal mare al Borgo antico, ancor’oggi esistente e dove possiamo osservare uno stemma riferito al Principe Antonio del Balzo Orsini,piuttosto rovinato dall’azione del tempo.

[ foto Arco di accesso ]

La dedica di questa strada alla città di Venezia è dovuta ad un grande avvenimento verificatosi nell’Ottobre del 1001 allorquando la nostra città venne assediata dai Saraceni,che vantavano crediti nei confronti di mercanti baresi. Tale assedio fu stroncato nel Maggio del 1002 grazie all’intervento della flotta del Doge Pietro Orseolo II. In ringraziamento di ciò, la nostra città donò ai veneziani un piccolo Quartiere del Borgo Antico,chiamato San Marco,con annesso Palazzotto del Console e la Chiesetta di San Marco.

[ foto Doge Orseolo]

Inoltre,nel giorno dell’Ascensione,il 13 Maggio,quando i Veneziani festeggiano lo sposalizio con il mare,i Baresi organizzavano la festa della ‘Vidua Vidue’: dalle Mura del Fortino Sant’Antonio venivano esplosi dei colpi di cannone verso delle sagome sistemate in mare e la popolazione,attenta ed eccitata dall’avvenimento,allavista delle palle di cannone esclamava nel nostro dialetto ‘la vi,la vi’(la vedi,la vedi).

[ foto Vidua Vidue ]

Continuando su via Venezia troviamo,appunto,uno dei Torrioni difensivi del Borgo Antico,il Fortino di Sant’Antonio Abate,voluto ed edificato dal Principe di Taranto,Antonio del Balzo Orsini su una preesistente Torre innalzata un secolo prima da Roberto d’Angiò. Conobbe diverse distruzioni nel corso della sua vita,finquando nel 1501 fu restaurato e fortificato da Isabella d’Aragona,in virtù anche dell’avvento delle armi da fuoco. Fu dotato anche di scale sotterranee che garantivano la fuga in caso di estremo pericolo.

[ foto del Fortino ]

L’avvento di Isabella d’Aragona e di sua figlia Bona Sforza rappresentò l’avvenimento più importante del ‘500 per la nostra città a livello sociale,politico e culturale,grazie all’introduzione della stampa per la prima volta in Puglia.
Isabella ebbe in dono il Ducato di Bari dallo zio Ludovico il Moro quando rimase vedova a seguito della morte del marito Giangaleazzo Maria Sforza e comprendeva anche le Terre di Bitonto e Palo.

[ foto di Isabella d’Aragona ]

Tornando al Fortino,abbiamo segnalato che sotto di esso c’è l’Arco di accesso al Borgo Antico,ove troviamo la vecchia Cappella di Sant’Antonio Abate,con una bella statua lignea. In riferimento a ciò,occorre accennare brevemente ad un isolotto che sorgeva nella zona di mare difronte al Fortino,ove si trovavano un Convento dedicato a questo Santo e un piccolo edificio che ospitava le persone colpite da malattie infettive e dall’herpes. I monaci curavano queste persone grazie a speciali unguenti ricavati dal grasso dei maiali. Durante l’assedio saraceno del 1001 l’isolotto fu devastato e i monaci fecero appena in tempo a fuggire,portandosi dietro la statua di Sant’Antonio ed erigendo una Cappella in suo onore sotto l’Arco summenzionato. Di questo isolotto oggi non c’è più traccia,essendo stato inghiottito dal mare nel corso dei secoli.
Abbandonando ora la Cappella,ci inoltriamo verso via Re Manfredi,la vecchia via del Molo,un tempo trafficata e attraversata da mercanti e facchini che trasportavano le merci verso le navi o provenienti da esse. Questa strada era di grande importanza perchè veniva utilizzata anche da Principi e Cavalieri che si recavano in Terra Santa per partecipare alle Crociate.
In fondo a questa strada troviamo Piazza Mercantile,uno dei luoghi più importanti della città vecchia,in quanto qui si svolgeva il mercato giornaliero di derrate alimentari e anche per la presenza del Palazzo del Sedile dove si riuniva il Parlamento cittadino.

[ foto Palazzo del Sedile ]

Questo edificio che risale al 1400 fu realizzato dal Principe di Taranto,Antonio del Balzo Orsini e conobbe il suo massimo splendore sotto il Governo di Isabella d’Aragona e di sua figlia,Bona. Nel 1602 fu semidistrutto da un incendio che provocò la morte di sessanta persone e il crollo di numerosi edifici attigui,tra cui la Chiesa di Santa Maria della Misericordia. Il ‘Sedile’ fu successivamente ricostruito sotto i Borboni nel 1604 e sulla Torretta del Palazzo fu collocato un orologio importato direttamente dalla Germania,che,unico in Puglia,segnava oltre che le ore anche i quarti. Questo Palazzo rimase sede del Parlamento cittadino fino agli inizi dell’800 e subito dopo fu trasferito nello stabile della famiglia Casamassimi,in Strada Palazzo di Città. Nel frattempo il ‘Sedile’ diventò Teatro comunale e nel 1835,durante una rappresentazione,fu interessato da sinistri scricchiolii che costrinsero il pubblico alla fuga: il Comune pensò bene di venderlo a privati,tranne la Torretta con l’orologio. Sulla facciata del Palazzo si notano gli stemmi appartenenti alla famiglia dei del Balzo Orsini e di coloro che provvidero alla sua immediata ricostruzione e il bellissimo loggiato corredato di busti di antichi greci e romani e un leggiadro pavimento mosaicato,fatto realizzare da Stefano Fabbri.
Sempre in Piazza Mercantile notiamo un curioso monumento chiamato ‘la Colonna infame’ o ‘Colonna della Giustizia’,costituito da un leone accovacciato e recante un collare con la scritta ‘custos iusticiae’,una colonna e una sfera sulla sua sommità,tutti reperti provenienti da antiche costruzioni romane. Questo monumento risale al 1500 e aveva il compito di esporre al pubblico ludibrio i malpagatori e i falliti,che venivano posti a cavalcioni sul leone e incatenati alla colonna.

[ foto Colonna Infame ]

Difronte possiamo notare una bella fontana chiamata ‘della pigna’,poichè in tempi remoti conteneva sulla sommità una pigna in bronzo. L’opera fu realizzata da un architetto romano nel 1600 e ci rimane solo da chiederci cosa ci facesse una fontana nella nostra città,che ha sempre avuto problemi di siccità e di mancanza di acqua…….

[ foto Fontana della Pigna ]

Alle spalle della fontana si apre il Vicolo Fiscardi,ove troviamo la casa natale del grande compositore e musicista Niccolò Piccinni: oggi è diventata un Museo.

[ foto casa Niccolò Piccinni ]

Dopo aver dato un’occhiata al Palazzo della Dogana,fatto restaurare da Isabella d’Aragona nel 1500 e di cui si nota il portale con lo stemma e la sua immagine,indirizziamoci verso Strada Palazzo di Città attraversando la vecchia Ruga Francigena,termine che proviene dalla bassa latinità ‘ruga’,che significa strada e ‘francigena’,che significa dei forestieri: questo perchè vi abitavano i ‘forestieri’ della Corte di Isabella e anche perchè era la strada che percorrevano i pellegrini che andavano a visitare la Basilica di San Nicola.
Il primo palazzo che incontriamo è la Chiesa di Sant’Anna,che nel Medioevo era dedicata a Santa Pelagia. Nel 1500,all’arrivo di Isabella Sforza d’Aragona e della sua Corte,diventò il centro spirituale dei milanesi e fu dedicata a Sant’Ambrogio.

[ foto Sant’Anna ]

Dell’antica Chiesa restano ancora tracce sulla facciata di sculture di animali,che,nella simbologia medievale,rappresentavano i custodi del Tempio,
Ai lati di questa Chiesa notiamo,a sinistra,l’imponente palazzo medievale della nobile famiglia d’origine francese D’Amelj,con la bella balconata con ringhiera e l’immagine della Madonna del Lume,opera del nostro pittore Nicola De Filippis.
A destra,invece,si staglia il palazzo del nostro concittadino Salvatore Cognetti De Martiis,patriota ed economista. A lui il nostro Comune ha dedicato una lapide posta sulla balconata del palazzo.
Strada Palazzo di Città era chiamata anticamente Via della Corte,in quanto qui avevano residenza molti appartenenti alla Corte delle Sforza; infatti,troviamo subito il Palazzo della famiglia milanese dei Tanzi,dove notiamo subito il bel portale con una iscrizione che inneggia alla ospitalità,frapposta tra le immagini di Iapige e Barione,mitici fondatori della nostra città. (Iapige era figlio di Dedalo,venuto dall’isola di Creta e Barione era un condottiero illirico,arrivato sulle nostre coste dalla vicina penisola balcanica).

[ foto Palazzo Tanzi ]

All’interno dell’androne notiamo lo stemma in pietra della famiglia e il bellissimo pavimento.
Proseguendo su Strada Palazzo di città, ci imbattiamo nel Palazzo della famiglia Giotta, che sorge sul sito dell’antico palazzo del Governatore della città e delle Carceri cittadine dell’epoca, per cui questa strada veniva chiamata anche Via delle Carceri. Difronte , notiamo il Collegio dei Gesuiti, che si stanziarono nella nostra città verso la fine del ‘500 fino alla fine del ‘700, Subito dopo ci imbattiamo nel Palazzo del medico minervinese Onorato Zizzi, anch’egli appartenente alla Corte di Isabella e Bona Sforza. Questo edificio, che è collegato ad una antichissima Torre medievale, si erge su un sito di antiche case diroccate donato al medico dalla stessa Bona perchè vi potesse costruire la sua residenza. Sul portone si legge una iscrizione che dice ‘post tenebras spero lucem’,riferito ad un avvenimento che lo vide protagonista: egli fu accusato ingiustamente di reati mai commessi e fu incarcerato.Pregò, quindi, i suoi figli che iscrivessero sul portale questa frase beneaugurante, convinto che un giorno la verità sarebbe venuta a galla. Cosi fu ed il medico venne scarcerato perchè ritenuto innocente! Nell’androne del palazzo si può notare una importante scalinata con un leone sul caposcala (simbolo della famiglia Zizzi) e un bassorilievo recante il profilo di una donna, che potrebbe essere quello di Isabella d’Aragona.

[ foto palazzo Zizzi ]

Quasi difronte possiamo osservare il Palazzo della famiglia Casamassimi,vecchia sede del Parlamento cittadino, dopo il trasferimento dal Palazzo del Sedile avvenuto nel 1806 e subito dopo un Panificio, molto noto nel Borgo antico non solo per la sua ottima focaccia, ma anche perchè alle spalle del bancone di vendita si possono notare le arcate superiori di una antica Chiesa bizantina, una delle tante che occupavano la Corte del Catapano.

[ foto Panificio ]

Ci troviamo ora difronte all’Arco che immette nella Cittadella Nicolaiana, l’ex Corte del Catapano e, alzando lo sguardo avremo modo di notare l’Edicola religiosa presente sulla sua sommità. Questa Edicola votiva, raffigurante San Nicola, è stata negli ultimi anni ben restaurata, tanto da restituirci chiaramente l’immagine del nostro Patrono, con il pastorale e il manico recante lo stemma della nostra città, l’incisione di una frase molto importante attraverso la quale il Vescovo di Myra si presenta alla comunità e, al di sotto della immagine, la porzione della pietra scalpellata per cancellare il nome dei coniugi che commissionarono tale Edicola, per grazia ricevuta, e la didascalia del ringraziamento stesso.

[ foto Arco ed Edicola Votiva ]

Entriamo ora in quella che era la Corte del Catapano: andando indietro nel tempo,dobbiamo precisare che la nostra città dal 970 e fino alla sua conquista da parte dei Normanni nel 1071 era sede dell’Impero d’Oriente e del Governatore Bizantino (Catapano), il cui Palazzo sorgeva proprio dove ora c’è la Basilica. Vi erano, inoltre, il Palazzo del Gastaldo longobardo, le Caserme, le stalle, orti, giardini e tante Chiese, tra cui la più importante era quella di San Demetrio, che fungeva da faro per le navi in arrivo nel nostro Porto e una porzione di mare che arrivava a lambire lo stesso Palazzo del Catapano e che si chiamava Mar di Caffaro o Jafar. Oggi,di tutto quanto descritto ritroviamo il Portico dei Pellegrini (ex Palazzo del Gastaldo) e la Chiesa di San Gregorio (ex Chiesa di San Demetrio).

[ foto Corte del Catapano e San Gregorio ]

In seguito alla traslazione delle ossa di San Nicola nel 1087 da parte di sessantadue marinai imbarcatisi su tre navi della nobile e antica famiglia Dottula, di origine greca,ci fu il desiderio comune di erigere una Chiesa in onore del nostro Santo Patrono, che sicuramente avrebbe dato tanto lustro alla nostra città, pur sapendo di dover lottare con gli aristocratici, appoggiati dal Vescovo Ursone della Cattedrale, il quale asseriva che le sacre spoglie sarebbero state depositate in questo luogo, simbolo del potere ecclesiastico. I marinai ed il popolo si affidarono completamente nelle mani dell’Abate Elia, della Chiesa di San Benedetto, uomo illustre e molto saggio, che cercò in tutti i modi di convincere Ursone ad assecondare il desiderio del popolo.Purtroppo, fu tutto inutile e soltanto quando iniziarono gli scontri cruenti tra i soldati della Cattedrale e i marinai, che provocarono due morti, il Vescovo si convinse ed accettò la proposta di Elia. Occorreva trovare, ora, la sede della novella Chiesa e, grazie all’interessamento dei Normanni, si decise di costruire la Basilica nello spazio occupato dalla Corte del Catapano, rimasta abbandonata. Si iniziò, pertanto, a demolire tutte le strutture esistenti per recuperare i materiali necessari e la prima costruzione realizzata fu la Cripta, ultimata nel 1089, che utilizzò parte del pavimento del Palazzo del Catapano e i pilastri delle tante Chiese demolite e che permise al Papa Urbano II di potervi depositare le ossa con una solenne cerimonia.

[ foto Cripta e ossa di San Nicola ]

Subito dopo proseguì la costruzione della parte superiore della Basilica, che fu ultimata nel 1103, utilizzando parte delle Torri appartenenti al Palazzo del Catapano: queste, infatti, si presentano asimmetriche tra loro (la Torre di sinistra, chiamata ‘delle Milizie’ e la Torre di destra, chiamata ‘Torre Campanaria’). Al centro si nota l’austero portale maggiore incorniciato da due colonne sorrette da buoi (che rappresentano gli animali che trainarono il carro contenente le sacre spoglie) e, al di sopra, una sfinge che nella simbologia medievale rappresenta la Sapienza e, quindi, Dio. Sulle pareti si scorgono ancora dei nomi scolpiti insieme ad alcune croci: rappresentano le sepolture di molti dei personaggi che parteciparono alla traslazione e che ebbero l’onore di essere seppelliti intorno alla Basilica.

[ foto esterni Basilica ]

All’interno del Tempio notiamo subito il pulpito ligneo,l’altare d’argento dei maestri argentieri Avitabile e Marinelli, il Ciborio, il Monumento funebre di Bona Sforza, realizzato nel 1589 dalla figlia Anna Jagellone e che presenta le statue di San Stanislao,Patrono della Polonia e San Nicola, Patrono di Bari, la Regina Bona inginocchiata in preghiera e due figure femminili che rappresentano il Regno di Polonia e il Ducato di Bari. Tra il Ciborio e il Mausoleo di Bona Sforza non possiamo non notare la Cattedra dell’Abate Elia, realizzata con un unico blocco di pietra. La sedia è sostenuta da due schiavi saraceni e con al centro un pellegrino con bastone. La Cattedra pare sia stata realizzata per il Papa Urbano II, che tenne a Bari un Concilio nel 1098. Questa Cattedra si trova collocata al centro di un bel pavimento mosaicale circolare, che non è altri che il monogramma di Allah: il suo significato è ‘Allah è grande’. Questo dimostra che tra le numerose maestranze che edificarono la Basilica vi furono anche molti arabi e greci. Da osservare ancora all’interno della Basilica il magnifico soffitto dorato del nostro artista Carlo Rosa,da Bitonto, iniziato nel 1601 e i matronei da cui le donne nobili e le matrone potevano tranquillamente seguire le funzioni religiose.

[ foto interni:ciborio,mausoleo,cattedra,pavimento,soffitto ]

Scendendo nella Cripta dalla scalinata di sinistra (guardando dal Ciborio), ci imbatteremo nella lastra tombale dell’Abate Elia, con un altorilievo raffigurante quattro filosofi con la classica tunica greco/romana; questa lastra risale al III secolo.
La Cripta, come accennato precedentemente, utilizza il pavimento di una delle sale del Catapano ed è corredato da ventisei colonne,tutte diverse tra loro e capitelli con immagini di animali. Ve n’è, poi, un’altra,attualmente sistemata in una gabbia di ferro,detta ‘miracolosa’, in quanto una leggenda narra che fu trovata per ultima e che galleggiava nelle acque del nostro Porto. Questa colonna, storicamente, ha anche un’altra importanza per le donne nubili del Borgo antico: girandovi intorno e baciandola,garantisce il matrimonio in tempi brevi. Tutto questo, ripetuto nel corso dei secoli, ha procurato un deterioramento della stessa e suggerito un suo spostamento in altro loco e opportunamente ingabbiata.

[ foto colonna miracolosa ]

Sull’altare maggiore, sotto il quale riposa San Nicola nella Sua manna, risplende la preziosa icona donata dallo zar di Serbia, Uros III nel 1327, rivestita da una riza d’argento. Sulla sinistra vi è la Cappella ortodossa dove ogni domenica si celebra la liturgia orientale.
Risalendo dalla Cripta, prima di lasciare la Basilica, è d’uopo soffermarsi a visionare il ‘Tesoro di San Nicola’, posto nell’apposita sala e che contiene oggetti sacri e doni fatti alla Basilica nel corso dei secoli da zar, imperatori, principi e dai Crociati al ritorno dalla Terra Santa: in particolare, degni di menzione sono i candelieri in cristallo di rocca, la Croce angioina che contiene una reliquia del legno della croce di Cristo, donata da Carlo II d’Angiò, la corona ferrea con la quale fu incoronato Ruggero II il Normanno nel 1132 e una bellissima reliquia della spina della corona di Gesù.

[ foto Tesoro di San Nicola ]

Vi è poi un’ultima simpatica curiosità che coinvolge la nostra Basilica e che mi sembra giusto sottolineare: accanto al portale di destra possiamo notare, scolpito, il ‘braccio barese’, della lunghezza di centimetri 58,50 e che rappresentava l’unità di misura utilizzata dai venditori di stoffe che partecipavano alle Fiere di San Nicola e che si svolgevano in questo sito. Tutti gli ambulanti erano rigorosamente soggetti a pesi, misure e regole stabilite dalla Basilica.

[ foto Fiere di San Nicola ]

Dopo aver osservato, volgendo le spalle alla Basilica, la Chiesa di San Gregorio, ex San Demetrio, come visto in precedenza e al Portico dei Pellegrini, ex Palazzo del Gastaldo, affrontiamo la scaletta che ci condurrà nuovamente sulla Muraglia per visitare il secondo Torrione difensivo del nostro Borgo antico, la Chiesa ed annesso Monastero di Santa Scolastica.

[ foto di San Gregorio e di Santa Scolastica ]

Questa antichissima Chiesa, risalente al ‘500, ci mostra sulla facciata esterna la statua di San Benedetto, tra due Angeli, mentre, all’interno, non ancora visitabile perchè in fase di restauro, vi sono preziosi dipinti di autori napoletani e baresi e i resti, ben conservati, di un pavimento policromo mosaicato. Oggi, questo edificio di culto è di proprietà dell’Università e ben presto diventerà Centro Culturale.
Dalla Chiesa di Santa Scolastica ci avventuriamo ora nel sito archeologico più antico della nostra città, ‘Piazza San Pietro’, ove negli scavi qui visibili sono state ritrovate tracce risalenti all’età del bronzo: avanzi di capanne, residui di cenere, utensili, vasellame, arnesi per la caccia e per la pesca e i resti del Monastero di Santa Scolastica, risalenti all’anno 1000.

[ foto scavi ]

I primi abitanti di questo nostro promontorio avevano costituito un vero e proprio villaggio cinto da mura e chiamato in seguito Barion, vivevano di pesca, caccia e agricoltura e commerciavano con le città che si affacciavano sul Mediterraneo e con le isole greche. Le mura difensive furono edificate in seguito ai continui attacchi provenienti dal mare, a causa della presenza di pirati e dalla campagna per la presenza di predoni.
Proseguendo per questa Piazza possiamo osservare gli spazi vuoti lasciati dal vecchio edificio dell’Ospedale Civile e Monte di Pietà, istituzioni volute dal noto benefattore, nostro concittadino, Scipione Crisanzio che, in punto di morte e non avendo eredi, devolse tutti i suoi averi al Monte di Pietà con l’obbligo di fabbricare e mantenere in perpetuo un Ospedale per i poveri infermi della città.

[ foto Ospedale civile e Monte di Pietà ]

Spostandoci appena da questo luogo, ci trasferiamo ora per visitare i ruderi dell’antica Chiesa di Santa Maria del Buonconsiglio, risalente al X secolo e che in precedenza era intitolata a Santa Maria del Popolo. Il cambio del nome è dovuto ad un avvenimento accaduto secoli fa: durante l’Impero bizantino tutte le ragazze popolane che dovevano sposarsi dovevano presentarsi sull’altare accompagnate da un nobile bizantino o un aristocratico locale. Questa cosa non era molto gradita dalle famiglie della sposa, che ben presto si ribellarono e si scontrarono con le milizie bizantine. Poco prima che si arrivasse allo spargimento di sangue, i contendenti addivennero a più miti consigli e si decise di annullare questo obbligo. Poichè tutto avvenne in questo sito, si decise di intitolare la Chiesa alla Madonna del Buonconsiglio, in quanto, la Stessa aveva suggerito tale conclusione.
Sulla parete che si affaccia sui ruderi si intravede una scritta dedicata a tale Bartolomeo de Risio,un possidente e benefattore barese che, a sua spese, fece realizzare una cisterna per acqua ‘buona’, che potesse dissetare i suoi concittadini.

[ foto S.M.Buonconsiglio ]

Indirizziamoci ora verso la Chiesa di Santa Chiara, risalente al XII secolo e che,in quell’epoca, era chiamata Santa Maria degli Allemanni(teutonici). A questa Chiesa era annesso un Monastero, che fungeva da protezione per la città fino a ricongiungersi con la restante Muraglia.

[ foto Santa Chiara ]

Questa Chiesa apparteneva all’Ordine dei Cavalieri Teutonici, che giunsero nel XII secolo con gli Svevi e che facevano tappa nella nostra città prima di intraprendere il viaggio verso la Terra Santa. Nel 1400 Ludovico il Moro inviò a Bari, nel suo Ducato, le monache clarisse, che riadattarono la Chiesa e il Monastero.
In questo Tempio troviamo importanti tele di autori eccellenti dell’epoca, molti dei quali contraddistinti da un bollino rosso di ceralacca: erano i sigilli posti dai Francesi,durante la loro dominazione, che li avevano confiscati e prossimi al trasferimento in Francia; per fortuna, Napoleone fu sconfitto e le tele sono rimaste qui da noi, conservando questa caratteristica. Al centro della Chiesa possiamo anche notare, verso sinistra, una finestrella attraverso la quale facevano la comunione le monache di clausura ed era chiamata ‘comunichino’.
Nei pressi di questa Chiesa possiamo osservare anche la Chiesetta di San Giovanni Crisostomo, di rito ortodosso, risalente al XIII secolo e che ci mostra un portale ad arco, una finestra rettangolare con decorazioni e un bel campanile a vela.

[ foto San Giovanni Crisostomo ]

Ci recheremo ora a visitare il maestoso Castello Normanno Svevo.

[ foto Castello ]

Il nostro Castello sorge sullo spazio anticamente occupato da una Rocca greca o romana e nel 1130 Ruggero II il Normanno iniziò la costruzione vera e propria del Maniero, dopo aver espugnato Bari che, sotto la guida di Grimoaldo Alfaranite, si era ribellata alla sua dominazione. Il Castello venne pochi anni dopo semidistrutto, nel 1137 dall’imperatore tedesco Lotario, venuto in Puglia per combattere i Normanni e una seconda volta, nel 1155, dagli stessi baresi, che mal sopportavano il dominio Normanno, A seguito di quanto accaduto, la città di Bari fu rasa al suolo nel 1156 da Guglielmo I il Malo, che lasciò in piedi soltanto la Basilica. Dopo il 1230 arrivaronogli Svevi di Federico II, che iniziò la ricostruzione del Castello, lasciandoci una grande impronta personale. Tra il 1270 e il 1280 furono gli Angioini di Carlo I d’Angiò a proseguire nel restauro del Castello, ma i cambiamenti più importanti si ebbero nell’età Aragonese, con l’arrivo a Bari di Isabella d’Aragona e Bona Sforza.

[ foto di Isabella d’Aragona]

Isabella provvide a fortificare il Castello, in quanto erano state scoperte le armi da fuoco e, quindi, il maniero fu munito di nuove cinte bastionate, di caditoie e di aperture per i cannoni. Inoltre, fu realizzato l’ampio fossato su tre lati del Castello, in quanto il quarto era direttamente lambito dal mare. La figlia Bona, invece, rese il Castello come dimora principesca, giusto il gusto rinascimentale dell’epoca.
Il Castello, osservandolo dall’alto, si nota costituito da due parti: la parte interna fornita di alte torri e quella esterna più bassa, in quanto la prima rispecchia l’epoca medievale e la seconda l’età rinascimentale.
Osservando ora la punta del bastione più grande, esattamente al punto di incontro tra l’attuale Piazza Massari e i Giardini Isabella d’Aragona, si trovava la Porta Reale o Porta Castello, che costituiva l’accesso principale del Borgo antico.
Guardando difronte al Castello possiamo notare due archi, che, in relazione alla loro altezza, si chiamano Arco Basso ed Arco Alto e che ci permettono di accedere nella città vecchia. In un altro vicolo, difronte al Castello, troviamo la Corte Cavallerizza,che corrisponde al sito che rimane del luogo ove risiedeva la cavalleria spagnola. Invece, la piazza adiacente al Castello era chiamata ‘la banchina’,in quanto anticamente questo luogo era invaso dal mare.
Rimanendo sempre in zona Castello e guardando sempre difronte a noi noteremo il grande spiazzo di Piazza Federico II, che in quell’epoca lontana veniva soprannominata (nel nostro dialetto) “sop’a la màscene” (cioè, laddove erano posizionate delle macine per le olive e per uso collettivo).

[ foto Piazza Federico II ]

In questa Piazza, fino ai primi anni del ‘900, vi era un grande Mercato coperto, poi demolito,
Procediamo ora in direzione della Cattedrale, altro antichissimo luogo di culto della nostra città. Prima di arrivarci, possiamo osservare, sulla nostra destra, la Chiesa della SS. Trinità, oggi dedicata anche ai Santi Medici. Essa risale all’anno 1000, essendo stata edificata nel 1032 dall’Abate Marco, consacrata nel 1046 dall’Arcivescovo di Bari, Nicola e completamente distrutta nel 1156 da Guglielmo il Malo. Ricostruita grazie all’intervento della Badessa Romana e provvista di campanile, presentava un portale in pietra raffigurante la SS. Trinità con ai lati, in ginocchio, le Sante benedettine Scolastica e Gertrude. Successivamente, l’ingresso della Chiesa fu spostato dalla stradella laterale in cui si trovava all’inizio nel nuovo sito, corrispondente all’attuale. Intorno al 1850 questa Chiesa è stata dedicata anche ai Santi Medici, Cosma e Damiano, di cui si notano due bellissime statue impreziosite da stivaletti d’argento. Da apprezzare anche il portale in bronzo, opera dei nostri artisti Umberto e Mario Colonna, arricchito da raffigurazioni evangeliche.

[ foto Chiesa SS. Trinità ]

Avviamoci ora verso la Chiesa ed il Monastero di San Giacomo,che precede la vista della Cattedrale. Questa Chiesa è una delle più antiche di Bari e la curiosità e che essa sorge sul sito occupato da un recinto per uccelli in un monastero femminile. La concessione di costruirvi una Chiesa fu data dallo stratega Simbaticio all’allora Arcivescovo di Bari nell’892. Verso il 1350 si insediarono le Benedettine Olivetane, che indossavano una tunica bianca. Nel corso dei secoli a venire la Chiesa fu più volte restaurata, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui si presenta in una veste barocca, opera dell’architetto e pittore napoletano Domenico Antonio Vaccaro, lo stesso che trasformò la Cattedrale con caratteristiche barocche nel 1735 per volere dell’Arcivescovo Muzio Gaeta. Di pregevole, all’interno della Chiesa, vi è un pavimento in maiolica policroma, risalente al XVIII secolo e diverse opere pittoriche di importanti artisti , quali Paolo De Matteis, Carmelo Reggio e Ludovico Vaccaro.
Una parte del Monastero è utilizzata dalla Caritas per opere benefiche e mense.

[ foto San Giacomo ]

Arriviamo ora in Piazza Odegitria, sede della Cattedrale.

[ foto Cattedrale ]

Si tratta di uno dei monumenti più prestigiosi della nostra città, costruito in stile romanico e con la facciata suddivisa in tre parti da due lesene, un artistico rosone e sugli archetti possiamo notare animali e creature fantastiche, come uccelli con la testa di leone o con la testa di capre, orsi, cammelli, sfingi, che sono elementi caratteristici della simbologia medievale e che rappresentano i custodi del Tempio.
Sempre sulla facciata notiamo le statue di San Sabino, coPatrono della nostra città, la Madonna dell’Assunta e San Nicola, la famosa trulla e la cupola ottagonale.
Il primo accenno storico del nostro Duomo risale al 465, quando il Vescovo Concordio partecipò al Concilio Romano di quell’anno e, dopo aver sopravvissuto al dominio dei Longobardi e all’occupazione della città da parte dei Saraceni, nel 1034 l’Arcivescovo Bisanzio demolì il vecchio Episcopio e dette inizio alla costruzione della nuova Cattedrale. A seguito della distruzione della città da parte di Guglielmo I il Malo, anche la Cattedrale subì la stessa sorte, essendo stata saccheggiata ed abbandonata a sè stessa, ma, nel 1170 fu l’Arcivescovo Rainaldo a farla ricostruire e, negli anni a seguire, i suoi successori provvidero a completarla, aggiungendo il grande transetto, le absidi, la cupola con tiburio e gli arconi ciechi sui fianchi del corpo di fabbrica. Dopo diversi secoli, nel 1700 l’Arcivescovo Muzio Gaeta jr, decise di adeguare il Duomo al nuovo stile del barocco e del rococò, facendo rivestire gli interni dall’architetto napoletano Domenico Vaccaro con stucchi: Di questo lavoro non rimane più nulla, tranne nella Cripta dove è esposta l’immagine della Madonna Odegitria e dove riposano le spoglie di San Sabino.
Entrando nella Cattedrale notiamo inizialmente l’altezza imponente della costruzione, la pianta a croce latina, tipica delle Chiese romanico-pugliesi, e le tre navate contraddistinte da bellissime colonne con capitelli. Al centro del transetto possiamo osservare il Ciborio, simile ad un baldacchino, la Cattedra vescovile con due piccoli leoni come braccioli e la lastra tombale degli Effrem. Sulla navata di destra notiamo l’ambone, , antica postazione dalla quale il diacono leggeva le sacre scritture: è composto da un’aquila portaleggio, sorretto da un fanciullo inginocchiato, che funge da cariatide, la colonnina con capitello che sorregge il tutto, vari pannelli e pezzi di cornice.

[ foto interni]2

Scendiamo ora nella Cripta, in stile barocco, come detto in precedenza. Presenta pareti e pilastri interamente rivestiti in marmo e risalenti al XVIII secolo. Sull’altare centrale è esposta l’immagine della Madonna di Costantinopoli, detta “Odegitria” e si conservano le spoglie di San Sabino, che, secondo la leggenda, furono portate a Bari da Canosa nel IX secolo.

[ foto Cripta ]

Tornando all’immagine della Madonna “Odegitria”, occorre dire che il quadro originale, di cui si sono perse le tracce, giunse a Bari il I Marzo del 733, condotto dai monaci basiliani travestiti da marinai, in fuga dalla città di Costantinopoli, in quanto l’Imperatore Leone Isaurico decise di far distruggere tutte le immagini sacre. I monaci, durante la fuga, si imbatterono in una violenta tempesta, molte imbarcazioni colarono a picco, tranne quella che trasportava l’immagine sacra e i monaci fecero appena in tempo ad entrare nel porticciolo di Bari e, in processione, portarono il quadro in Cattedrale.
Nella Cripta possiamo osservare anche il corpo imbalsamato di Santa Colomba,una martire francese, di Sens, condannata al rogo.
Sul lato destro della Cripta si nota un cancelletto che conduce agli scavi, che ci hanno permesso di ricostruire tutta la storia del Duomo e anche della nostra città. Uscendo ora dalla Cattedrale, diamo un’occhiata all’Arcivescovado, in stile barocco, con l’obelisco di San Sabino e lo splendido Campanile, perfettamente ricostruito e rivestito in pietra di Trani.
Difronte all’Arcivescovado possiamo notare un piccolo pozzo,che ha una grande storia da raccontare. Questa cisterna fu fatta realizzare nel ‘500 da <bona Sforza, affinchè i baresi potessero dissetarsi. Sul pozzo era scolpita una scritta, ormai scomparsa: Poveri, che avete sete, venite con letizia e senza denaro. Bevete le acque che Bona, regina di Polonia, mise a disposizione. Questa cisterna è rimasta attiva fino ai primi del ‘900, cioè prima che nascesse l’Acquedotto Pugliese.

[ foto pozzo ]

In questa Piazzetta possiamo osservare anche il bel palazzo della famiglia Effrem/De Angelis, oggi Istituto di Teologia Ecumenica. Questo edificio, che presenta un bellissimo portale con colonne, risale al XVII secolo ed appartiene,come detto, all’antica famiglia di origine greca Effrem, che contribuirono finanziariamente alla costruzione del Ciborio di Alfano da Termoli, visto precedentemente nella Cattedrale e contribuirono, insieme alla famiglia Dottula, all’approvvigionamento delle navi che si recarono a Myra per la traslazione delle ossa di San Nicola. Nel 1700 Anna Teresa Effrem sposò il marchese Geronimo De Angelis, dando origine a questa nuova famiglia.Esaurita la visita alla Cattedrale, ci dirigiamo ora verso via Carmine, dove troviamo la Chiesa ed il Convento della Madonna del Carmelo, che risale al 1500, quando era ancora intitolata a San Rocco. Nel 1640 la Chiesa venne restaurata e ampliata, venne arricchita con un bel rivestimento bugnato e con la caratteristica di aver spostato il portone di ingresso dalla stradina laterale a quello attuale. I portali della Chiesa e del Convento sono sormontati dagli stemmi in pietra dell’Ordine Carmelitano e gli interni sono a navata unica con due altari laterali: su quello di sinistra possiamo ammirare una tela che rappresenta la Deposizione, mentre su quello di destra è presente una tela che rappresenta la Morte di San Giuseppe. Entrambe le opere sono di Andrea Miglionico e risalgono al XVII secolo.

[ foto Madonna del Carmine ]

Indirizziamoci a questo punto verso il Quartiere Veneziano: qui si nota la casa del console veneziano contrassegnata da una testa di leone, molto erosa dal tempo, murata su una parete e, poco più in là, la Chiesetta di San Marco. La costruzione di questa Chiesa risale al 1002 e nel 1187 diventò dipendenza della Cattedrale. Molto caratteristico è il rosone con leone alato di San Marco e il portale a grani di rosario, mentre l’interno è a due navate (in precedenza erano tre, ma l’altra fu demolita per far spazio a nuove abitazioni).

[ foto San Marco ]

Proseguendo per via Carmine e attraversando la stradella omonima, raggiungeremo la strada Arco Meraviglia. Secondo la leggenda popolare, questo Arco fu costruito in una sola notte per permettere a due innamorati di potersi incontrare più facilmente. In realtà, questo Arco prende il nome dalla famiglia milanese dei Maraviglia, giunti a Bari al seguito della duchessa Isabella d’Aragona e che in questo luogo avevano le loro case. Ad avvalorare questa tesi è una documentazione notarile del 1400, che attesta l’esistenza di questo Arco nei secoli precedenti e che era chiamato, in dialetto, “ u uàrche de la pèt’amàre”, con riferimento a due giovani innamorati, che, per opposizione delle rispettive famiglie, si lasciarono.

[ foto Arco Meraviglia ]

Lasciamo ora questo poetico Arco ed inoltriamoci per Strada Zeuli, ove troviamo l’abitazione appartenuta in passato a questa nobile famiglia. Il portone di ingresso alla loro proprietà è soprannominato “ u pertòne de ììsse e tràse”, in quanto, in quella lontana epoca, il portone accedeva in un cortile e in una stradina molto utilizzata dal vicinato. I nuovi proprietari, gli Zeuli, pensarono bene di chiuderla facendone uso proprio. La cosa non piacque ai cittadini del vicinato, che interessarono il Decurionato. Dopo molti anni, il cortile fu riaperto,ma con l’intesa di consentire il transito solo a piedi o con carretti a mano.

[ foto palazzo Zeuli]

Da questo sito alla Chiesa del Gesù il passo è breve! Questa Tempio, risalente al 1300, dedicato precedentemente a Santa Caterina, passò ai Gesuiti quando essi arrivarono nella nostra città nel 1583: La loro principale prerogativa era quella di aiutare i giovani nella istruzione, diventando ben presto un centro importante catechistico e pastorale. La Chiesa, nei secoli a seguire, subì numerose chiusure per svariati motivi, finendo per fare anche funzioni di Teatro. Dal 1986 l’Arcivescovo Magrassi l’ha riaperta al culto e affidata ai Cavalieri del S. Sepolcro, che hanno anche provveduto al restauro. La facciata presenta il portale con uno stemma avvolto in un motivo a conchiglia ed è sormontato da una finestra rettangolare barocca. L’interno è a navata unica, con grandi arcate laterali, caratterizzate da ricchi capitelli e da pregevoli dipinti e da vari altarini dedicati a svariati Santi e, uno in particolare presenta la lastra tombale della famiglia d’Amelj.

[ foto Chiesa del Gesu]

Arriviamo ora alla Chiesa di Santa Teresa dei Maschi, chiamata cosi per non confonderla con Santa Teresa delle Donne, non più esistente. Fu fondata dai Padri Carmelitani Scalzi nel 1630 ed ampliata successivamente nel 1696. E’ sempre stata una Chiesa molto attiva grazie alla Fondazione della Congregazione della Gran Madre di Dio del 1710 ed aiutavano famiglie bisognose, i detenuti scarcerati e le loro famiglie. La struttura della Chiesa è prevalentemente rinascimentale, con influenze barocche.

[foto Santa Teresa ]

Procedendo ancora, ci imbattiamo nel Palazzo della famiglia Gironda, di chiare origini francesi. Questa famiglia giunse a Bari nel ‘500 ed edificò questo palazzo, che presenta la superficie inferiore rivestita a bugnato, un portale rinascimentale con una scritta che narra “Dum probus atque insons huc devortitor hospes”, incisa tra le effigi di Iapige e Barione, mitici fondatori della nostra città,che abbiamo incontrato su altri Palazzi importanti del Borgo antico. Sul portone in legno, purtroppo mal conservato, si notano chiari riferimenti al Re Sole. Nell’interno, un’ampia scalinata conduce ai piani superiori ed è possibile ammirare su pareti e soffitti bellissimi affreschi e decori.
Una caratteristica di questo palazzo è rappresentata da un giardino pensile, posto al I piano, che si affaccia sulla opposta via della Torretta. Questo palazzo fu sede nell’800 delle truppe francesi di stanza a Bari.

[ foto interni ed esterni ]

Svoltiamo ora per Strada San Benedetto, ove troviamo l’ex Convento dedicato a questo Santo. Il monastero risale al 979 e fu edificato come una vera e propria fortezza, provvista di due Torri extra-moenia. Molti furono gli Abati che si avvicendarono nella sua conduzione, tra cui Bisanzio, Leucio e, soprattutto, Elia, colui che prese in consegna le ossa di San Nicola e fu fautore della costruzione della Basilica. Il monastero venne soppresso nel ‘600 e successivamente acquistato dai monaci Celestini,che provvidero alla sua demolizione e ricostruzione ex-novo. Nel 1796, all’avvento dei Francesi, il monastero fu adibito a Caserma e in epoca successiva fino agli ultimi anni del ‘900 è stato adibito a Comando Genio Civile.
Durante il periodo dei Celestini, la Chiesa fu dedicata a San Michele, di cui si nota attualmente la statua sulla parte superiore del portale. Negli ultimi anni, durante accurati lavori di risistemazione e di scavi, sono venuti alla luce porzioni del chiostro benedettino e una quadrifora risalente all’XI secolo. Sotto la Chiesa si può notare l’oratorio dei monaci con l’altare su cui furono momentaneamente depositate le ossa di San Nicola il 9 Maggio del 1087 e, in un angolo, si trova la tomba di uno dei marinai autori dell’impresa della traslazione. Possiamo ammirare anche l’antico pavimento riportato alla luce e sapientemente ripulito.

[ foto San Benedetto]

Uscendo da questa strada, ci rechiamo verso via dell’Intendenza, dove possiamo osservare il Torrione di San Domenico, della Chiesa e del Convento omonimi.
La Chiesa di San Domenico sorge sulle fondamenta di un precedente edificio sacro dedicato ai Santi Simone e Giuda e che fu acquistato nel XIII secolo dai Padri Domenicani. Si presenta nel suo interno riccamente decorata e fornita di pregevoli opere d’arte dei nostri migliori pittori, Nicola Gliri, Andrea Miglionico, Luca Giordano e Antonio Lanave.
Di seguito alla Chiesa notiamo l’ex Convento, oggi utilizzato dalla nostra Prefettura e,sullo spigolo dell’edificio , si scorgono due stemmi in pietra, uno appartenente all’Ordine Domenicano e l’altro all’Arciconfraternita del Rosario.
Proseguendo ora per via Boemondo, ci imbattiamo in un’altra Chiesa, dedicata a Santa Maria degli Angeli, che si vanta di possedere il ‘campanello di San Francesco d’Assisi’: esso è legato ad una storia molto importante della nostra città.
San Francesco d’Assisi fu ospite di Federico II nel suo Castello e il frate era solito chiamare a raccolta i fedeli tramite il suo campanello per predicare il verbo di Dio.
Attraverso i sotterranei del Castello, Egli raggiungeva la Chiesa di S, Maria degli Angeli, che in quell’epoca era collocata ad un livello stradale molto più basso, e si intratteneva con i fedeli.

[ foto Santa Maria degli Angeli]

Abbandoniamo questa Chiesa dirigendoci verso Piazza Massari, dove termineremo il nostro bellissimo viaggio alla scoperta della città vecchia, immaginando di uscire dal Borgo antico attraverso la Porta Reale o Porta Castello.

[Foto planimetria 1600]

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